Pubblicato da: camminalento | gennaio 8, 2015

Lione: luci e freddo

Alla scoperta della città di Lione: luci ma… tanto freddo

L’associazione Arci Camminalento come ultima meta dell’anno ci ha proposto per il ponte dell’Immacolata tre giorni a Lione, magica cittadina francese che in tale periodo venera la Vergine, sotto la sua protezione fin dal Medioevo nel 1643 anno in cui scoppiò la peste. Per questo in questi giorni la città si illumina vestendosi a festa.
Con mia figlia Valeria la mattina del 6 dicembre un po’ infreddolita e addormentata salgo sull’autobus che ci porterà all’appuntamento con il resto del gruppo alla stazione Garibaldi di Milano, Rosanna è già lì, poco dopo ci raggiunge Anna Bolla, qualche attimo e ci raggiunge Grazia, molto deliziosa, e dopo un po’ ecco le new entry, Anna Barbieri e Nadia.
Sistemate nel nostro scompartimento sul TGV, treno ad alta velocità francese, i bagagli al loro posto, l’intento di fare quattro chiacchere per conoscerci meglio, fra una piadina, una bottiglietta d’acqua e un succo di frutta. Dopo quasi cinque ore il treno si ferma a Chambery, un caldo treno locale ci condurrà alla stazione Part Dieu di Lione e da qui un confortevole taxi alla volta dell’hotel. Un bellissimo hotel, camere accoglienti, doccie favolose con pavimento in sasso, un dolce tepore che però non riusciamo a godere perchè il tempo è tiranno e Rosanna ci tiene a farci vedere più cose possibili della bella cittadina francese…. gambe in spalla e via per un tratto di strada per prendere l’autobus che ci porterà alla stazione metropolitana per raggiungere il centro della cittadina.
La nostra meta è un bus turistico… molta fila davanti a noi per guadagnarci un posto, fa freddo, tanto freddo… la nostra speranza di salire è tanta, anche se i posti sembrano riempirsi come macchia d’olio… riusciamo a salire ma ahimè … siamo finiti al piano superiore, all’aria gelida, avvolti in piumini, sciarpe e cappelli, addirittura un plaid di pile ma l’aria è troppo troppo fredda… Cerco di concentrarmi sull’ascolto dell’audioguida ma iniziano i primi brividi. Mia figlia cerca di fotografare ogni angolo della città… città che con le sue luci è bellissima, la spiegazione è favolosa, ma… il gelo veramente assillante… scendiamo e cerchiamo urgentemente un bar per poter riscaldare le ossa da quel tour … “siberiano”? …, i denti battono, la schiena percorsa da brividi, ecco un’oasi nel deserto … entriamo in quella calda sala da thè che con il suo tepore ci avvolge e ci offre una calda cioccolata che piano piano scorre dentro di noi.
La lumaca quale mi sentivo trattenuta nel suo guscio si rilassa ma è questione di poco perchè dobbiamo cercare un altro guscio per mettere qualcosa nello stomaco prima di affrontare l’immane folla (i giornali parlano di un milione di persone a sera per le vie di Lione) ed andare a vedere le meraviglie che ci propone quella splendida città: “avvinghiate” l’una con l’altra per non perderci nella folla, seguendo la giacca fucsia di Rosanna camminiamo tra luci e folla, una folla che come un fiume in piena va dirigendosi nello stesso verso guidata dalla polizia francese attraverso le transenne, la stanchezza inizia a farsi sentire, ma la voglia di vedere è tanta … sulle facciate degli edifici più importanti vengono proiettate installazioni di ogni genere, giri di tango, finestre che si chiudono e si aprono secondo il clima di quel momento, nanetti birichini, giochi da caleidoscopio, installazioni di lettere dell’alfabeto illuminate, una grossa lampada celeste, sospesa nel vuoto… una ruota da luna park (… Vienna… Londra …?) che gira attorno… uno spettacolo che merita nonostante la marea di gente e il freddo pungente. Mezzanotte: il nostro caro bus ci riporta nel nostro confortevole albergo e una volta giunte vedo Valeria toccare il cuscino e … sprofondare come un sasso fino al mattino seguente mentre io fatico ad addormentarmi assillata da forti brividi che calmo a fatica.
La mattina giunge presto, la sveglia è all’alba e un po’ assonnata ma desiderosa di visitare altre meraviglie, dopo un’ottima colazione francese, incontriamo Jerome, una guida veramente carina, giovane e dolce che ci illustra la città proprio davanti alla basilica di Fourviere, splendido capolavoro, riusciamo anche a sentire un pezzettino di messa cantata in francese. Scendiamo con la funicolare e camminando per le vie della città ora quasi semivuota ci sembra quasi più tiepida, attraversiamo le “traboules”, passaggi tra una corte e l’altra con case altissime quasi a toccare il cielo…. e qui Anna e Nadia decidono di abbandonarci, forse alla ricerca di una pasticceria, chi lo sa?, Grazia decide di andare a visitare il museo del Tessuto e rimaniamo io, Valeria, Rosanna e l’altra Anna. Un po’ di shopping camminando tra una via e l’altra, tipici negozietti che ci stuzzicano anche l’appetito e così decidiamo di entrare in un bel localino caldo ed accogliente : filetto e patatine fritte e cozze inaffiate da un buon bicchiere di vino bianco e vin brulèè. Starei lì per sempre, chiaccherare è piacevole, ma sono desiderosa di quanto ci offre la cittadina francese e così ci avventuriamo lungo la riva del fiume: un bellissimo mercatino di verdure lungo il fiume sembra messo lì come una mostra d’arte. Ma il bello deve ancora arrivare… una bellissima salita verso la Croix Rousse, quartiere una volta operaio dove vi furono anche lotte intestine, alla fine della scalinata ci attende un’altra meraviglia: una grossa lampadina che la sera si sarebbe illuminata e al suo interno il filamento rappresenta un cuore. Una breve sosta ad ammirare il panorama e poi ritorno, ma questa volta con la metropolitana. Si ritorna sul lungo fiume, aria gelida e cielo grigio, il volto semi coperto dalla sciarpa e raggiungiamo il punto da dove un battello ci farà fare un giro per vedere le luci sul fiume. Con in corpo un bicchiere di caldo vin brulè ci accingiamo al tour che per fortuna questa volta è all’interno del battello e le nostre gote sono rifiorite dal caldino che ci avvolge. Bellissima Lione by night…
Ma prima di salire un problema sorge dentro di noi: ci troveranno Anna, Nadia e Grazia? Fortunatamente eccole arrivare.
Ormai le luci della sera scendono sulla città, il tour in barca è finito, scendiamo da quel tepore e leggermente stanche ci avviamo verso un punto di ristoro per il corpo e per la mente: la folla è come un fiume in piena che si ingrossa sempre più, anche Rosanna è visibilmente stanca, troviamo in fretta un ristorantino caldo dove ci attendono specialità francesi, insalata lionese, “quenelle”, dolcetti… Dopo la cena decidiamo di tornare in hotel: il nostro corpo richiede un meritato riposo.
E’ giunto così l’ultimo giorno, Anna e Nadia seguono un’altra volta il loro destino solitario, percorriamo un altro tratto di città tra breve pioggia alternata a schiarite ma lo spettacolo che ci si presenta è unico nel suo genere… davanti a noi un palazzo, anzi una scalinata divide due e più palazzi, Rosanna vorrebbe salire ma… è tutto finto, come finte sono la macchina EDF parcheggiate ed una bicicletta, come pure due gatti accoccolati sui gradini e le finestre aperte con le tendine svolazzanti al vento che Valeria insiste col dire che sono aperte veramente… no no… tutto straordinariamente dipinto su un muro. Da non credere e quando scendiamo altri negozi e case e persone anch’esse dipinte: una libreria, un artista con il suo violino… uno spettacolo unico nonostante le giornate siberiane.
Ma è giunto il momento del ritorno … e con i nostri bagagli, di stazione in stazione e di bus in tram eccoci all’appuntamento con il nostro Tgv che puntualmente arriva, ci fa salire e partire all’istante. Sedute vogliamo intavolare un qualsiasi discorso, ma le parole fannocuriosità 8

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luci 9 fatica ad uscire dalla bocca, è come se avessimo bevuto morfina, voglio tenermi dentro quei bei momenti di luce su quella città ma la stanchezza e la febbre che poi arriverà ormai hanno vinto il mio corpo, la tosse la fa da padrona, gli occhi bruciano e penso che anche le altre del gruppo non siano da meno … son qua a ricordare e a scrivere al caldo della mia casina nel sud milanese con una tazza di infuso allo zenzero e una tachipirina per far passare la febbre, ma per ricordare quanto di bello ho veduto nella splendida Lione.

Ciao a tutte
Silvana

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Pubblicato da: camminalento | gennaio 8, 2015

A Cremona con il treno storico

In treno a vapore…. alla ricerca del torrone : sabato 15 novembre

Dalle carrozze regali al treno a vapore il passo è breve… anche se sono passati circa otto mesi e in questi otto mesi fra borghi, castelli, fabbriche ormai in disuso, feste in fiore e valli meravigliose la mia mente si è allargata ed ha accolto tanto sapere e tanta cultura, tanti momenti belli e ricordi piacevoli.
Quindi eccoci sul treno a vapore diretti nella città di Cremona, occasione della gita con gli amici, ormai consolidati, di Arci camminalento, la festa del Torrone.
Ore 9,15.. signori, in carrozza si parte!
Un ferroviere in divisa dell’epoca ci fa accomodare sul treno a vapore caratteristico con sedili in legno e tendine dell’epoca. Insieme a Fausta, Graziella, Adriana, Rita, Tina, Lorena, Giusy, Patrizia, Rosanna e la guida ineccepibile di Marco iniziamo questo nostro viaggio nel tempo nella pianura lombarda, attraversando campi e risaie, il fiulme Adda e qualche affluente minore.
La visita alla città inizia con tour fra le vie della città, caratterizzata da edifici romanici e rinascimentali, palazzi privati e cortili magnifici, i nostri occhi vogliono catturare ogni angolo nascosto della città, Palazzo Trecchi, simbolo del potere e del prestigio, Palazzo Raimondi, ospitante la facoltà di Musicologia e Paleografia Musicale e il Palazzo Comunale, fondato nel 1206, la facciata è il risultato delle variazioni apportate nel 1838 dall’architetto cremonese Luigi Voghera che ne ha arricchito le finestre e le decorazioni. Una passeggiata con il naso all’insù che quasi ci fa dimenticare che sono quasi le quattordici e i nostri stomaci reclamano la loro parte.
Troviamo una tipica osteria nel centro storico, complice il vento freddo e la pioggia che comincia a cadere incessante sulla città la scelta cade su una zuppa medioevale a base di legumi e su un piatto di civiero con prugne e mandorle, il tutto accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso e dall’allegria sempre festosa dei partecipanti.
Nel pomeriggio sosta caffè in un bar storico di Cremona (Marco è proprio un mago a scoprire i locali storici nelle città, proprio come fece a Torino qualche mese fa…) e quindi il gruppo decide di dividersi … io decido di seguire Rosanna e altre signore alla volta del Museo del Violino, mi immergo nelle note dolci e soavi di quel magnifico strumento, le luci della sera scendono sulla città, quasi mi spiace uscire da quelle sale, starei ore seduta ad ascoltare quella musica… l’altro gruppetto, guidato da Marco si avventura per i cinquecento scalini del Torrazzo, sfida il vento e la pioggia… il panorama da lassù è assolutamente unico…
Tornando verso la stazione dò uno sguardo frettoloso alle bancarelle di torrone, comincio a sentire l’atmosfera dolce e familiare del Natale…
Ore 18,15: il treno sta per lasciare la banchina della stazione di Cremona, ormai è buio, fra chiacchere e risate ci prepariamo a ritornare nella nostra metropoli lombarda, anche se il viaggio sarà più lungo del previsto… un guasto ad un altro treno, il maltempo generale che imperversa sul Nord Italia, siamo costretti a stare fermi per quasi due ore nella campagna cremonese…
Arrivo alla stazione metropolitana di Romolo che è quasi mezzanotte, ma sono felice e soddisfatta perchè un’altra giornata positiva si aggiunge nelle mia memoria, anche per quest’anno le gite sono al termine, rimane ancora un’ultima vacanza a Lione, in occasione della festa delle Luci, per salutare le festività natalizie e poi…. arrivederci al … 2015 !

Grazie
Valeria

Pubblicato da: camminalento | novembre 4, 2014

Val Roseg

Una passeggiata fra larici fiammeggianti e ghiacciai del Bernina
sabato 4 ottobre e domenica 5 ottobre

Eccoci.. con le nostra valigette o i nostri zaini alla stazione Centrale di Milano, pronti per una nuova avventura insieme agli amici di Arci Camminalento, questa volta la meta è la Val Roseg, bellissima valle ai piedi di Pontresina, ridente e famosa località svizzera.
La strada per Tirano è lunga, molto lunga, ma allietata dalle montagne lecchesi, dalla sponda orientale del lago di Como e dalla compagnia di Fausta, Graziella, Rita, Pietro, Ivana, Carmela, Ada, Licia e la nostra capogruppo Rosanna, arriviamo nella piazzetta della piccola cittadina, quasi al confine con la Svizzera. Tirano ci accoglie con un magnifico sole e un gustoso panino alla bresaola, una leggera brezza che accarezza i nostri visi…
Ma la vera attrazione della giornata sta per arrivare …. il famoso trenino rosso del Bernina, fantastico, unico nel suo genere. In una confortevole carrozza panoramica, inizia il nostro viaggio attraversando paesini come Campocologno, Le Prese e Poschiavo, ammirando lo splendido lago Miralago, rimango attonita dal silenzio che ci circonda, la sensazione di essere a contatto con la natura, la sensazione che l’uomo è infinitamente piccolo davanti a certe meraviglie…
Su su e ancora più su… ecco che il trenino arriva ad AlpGrum per raggiungere il picco di circa 2300 metri al Diavolezza, circondati solo dalle cime innevate del complesso del Bernina, le lunghe lingue ghiacciate, i miei occhi vogliono riempirsi di tutto ciò che mi circonda, con le dita scatto scatto nella mia macchina fotografica, cercando di catturare ogni momento… ed ora la discesa verso Pontresina, a 1770 metri circa, circondati da larici fiammeggianti e cielo azzurro.
Ci accoglie una piccola stazione di montagna, pulita e ordinata, ci dirigiamo verso il nostro confortevole ostello che ci accoglierà per una gustosa e saporita cena e una calda e confortevole notte.
Dapprima una passeggiata nel centro cittadino, qualche timido negozietto espone qualche giacca a vento, preludio della stagione sciistica ormai alle porte, un altro espone qualche dolcetto tipico, qualche vetrina luccicante… l’aria fredda della sera comincia a farsi sentire, i nostri stomaci cominciano a reclamare la loro parte, ci dirigiamo compatti verso la sala ristorante dell’ostello dove una buona zuppa calda e delle ottime torte salate saranno la nostra cena. Passiamo così la serata al calduccio a chiaccherare, in un’atmosfera calda e accogliente.
Drin drin… la domenica mattina la sveglia suona imperterrita alle sette, ma purtroppo un grigio e piovoso tempo autunnale ci dà il buongiorno. Non ci perdiamo d’animo, una tazza di caffè bollente, tante buone leccornie ed eccoci imbaccucati e pronti per salire all’albergo Roseggletscher, un maestoso albergo rifugio da cui si gode la splendida vista dei ghiacciai. L’allegra compagnia decide di prendere la carrozza trainata da cavalli per percorrere gli otto chilometri che ci separano dall’albergo. Intorno a noi solo natura, natura, natura… lo scorrere dei torrenti, i larici fiammeggianti, le mucche al pascolo, le nuvole che si rincorrono, niente auto, niente schiamazzi, niente di niente…
La sosta all’albergo Roseggletscher è allietata da una dolce fetta di torta alla marmellata di mirtilli e da una calda tisana ai frutti di bosco e anche dai raggi del sole che ha deciso di uscire e regalarci qualche momento di calore.
Purtroppo anche le cose belle hanno un termine.. chi ancora in carrozza, chi a piedi, ci decidiamo a ritornare a malincuore al nostro ostello, dove una volta recuperati i nostri bagagli ci dirigeremo verso la stazione per riprendere il bellissimo trenino rosso, percorrendo ancora una volta quei fantastici panorami che ho elencato prima e ci riporterà nella “nostra” Tirano.
Il treno che ci accoglierà a Tirano non sarà così bello e accogliente, ma con gli occhi che luccicano dopo tanta bellezza vista lassù e la compagnia sempre piacevole del gruppo di Camminalento, rientriamo piano piano nella metropoli milanese, dandoci appuntamento presto per una prossima gita.

Ancora una volta, grazie
Valeria
Val R

Pubblicato da: camminalento | marzo 17, 2014

IN CARROZZA… SI PARTE

“Signori… in carrozza… si parte !
“Ciuf ciuf… e dopo un inverno grigio e piovoso, eccomi qui in quel della stazione Centrale di Milano, pronta per ricominciare con le gite fuori porta, la prima di quelle organizzate nel 2014 dall’associazione Camminalento di Milano a cui prendo parte. Sono quasi le otto di sabato 15 marzo, a poco a poco spuntano dodici teste, chi conosciuta, chi nuova, è sempre un piacere incontrarsi, ecco che arriva il nostro accompagnatore, la nostra guida culturale e non solo, il bravo Marco Godino.

Meta del nostro viaggio è la Venaria Reale di Torino, protagoniste due sue mostre d’eccezione : il Bucintoro e le carrozze regali, provenienti dalle collezioni di Palazzo Pitti, dal Quirinale e dalla città del Vaticano.

Due ore di treno fra chiacchere e risate, come sempre durante i viaggi di Camminalento, qualche nuvoletta, qualche raggio di sole, ma anche tanta voglia di evadere, di staccare dalla realtà quotidiana.

Torino ci accoglie con la sua eleganza, la sua vivacità, é parer comune quello di tornare per un prossima gita in questa città che ha saputo rimettersi in gioco, costruirsi una sua identità, un’idea potrebbe essere quella di girare i caffé storici, Marco è d’accordo, perché no? Lo spunto per una gita futura.

Il bus navetta in venti minuti circa ci porta in quel della reggia, percorriamo i lunghi viali di accesso respirando una certa aria “regale”. Mi colpisce la via centrale del borgo di Venaria: tanti negozietti ai lati della via, bar, ristoranti, piccole bottegucce, sembra un quartiere d’altri tempi, il tempo di una brioche e di un cappuccio ed eccoci nel salone del Bucintoro: sono meravigliata davanti a codesta meraviglia… mi immagino quella “barca” sui canali in quell’epoca lontana, le signore con gli abiti lunghi, gli uomini col parrucchino, mi immedesimo nella scena…. scivolo piano nel tempo passato… mi ritrovo nella sala delle carrozze, eleganti, austere, interni imbottiti, cerco di guardare all’interno… ecco la dama di corte che sale la scaletta, ecco il cavaliere che le tiene la mano… un altro mondo…

Esco estasiata da quelle sale, un fugace panino in compagnia del simpatico gruppetto di vecchie e nuove amiche, Marco che ci controlla e ci accompagna sapientemente, ora attraversiamo gli immensi giardini della Venaria.. forse la stagione, forse il tempo un po’ grigio… li trovo un po’ “spogli”… cammino per quei viali, ammiro i pochi fiori che spuntano pian piano, infiniti viali, lo sguardo si perde, anche qui mi immagino quei viali percorsi in carrozza….

E come tutte le belle favole anche quella di oggi sta volgendo al termine, la navetta ci riporta in quel di Torino, come ultima chicca Marco ci porta in uno dei caffé storici della città ad assaggiare il famoso “Bicerin”, nota bevanda locale a base di caffé, cioccolato e crema di latte, bevanda preferita da Camillo Benso conte di Cavour.

E col sapore di cioccolato sul palato, ci dirigiamo quasi di corsa al nostro treno che ci riporterà nella metropoli lombarda, ripromettendoci di ritrovarci al più presto.

Graie a tutte e a tutti, in particolare all’associazione Camminalento, che con la sua tenacia e il suo impegno, ci permette di raggiungere angoli meravigliosi della nostra bella nazione e non solo.

A presto. Valeria.

Pubblicato da: camminalento | maggio 14, 2013

A Marsiglia nonostante la pioggia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa mail che ci è stata inviata da Silvana Colombi, partecipante alla gita a Marsiglia. Le fotografie relative le trovate pubblicate sul nostro sito http://www.camminalento.com.Marsiglia e Provenza…. una partecipante racconta ….

L’associazione Arci Camminalento ha organizzato per il ponte del 25 aprile una gita culturale con meta Marsiglia e la Provenza, capitale della cultura 2013.
Ci diamo appuntamento nel grande salone al primo piano della Stazione Centrale di Milano; con me mio merito; ecco arrivare Maria teresa, Graziella, Raffaella e la piccola Eleonora di undici anni, un tesoro di bimba. Incontriamo l’accompagnatore, il mitico Marco Godino e con i nostri bagagli e tanto entusiasmo saliamo sullintercity che ci porterà a destinazione.
Tra una chiacchiera e una piadina, facciamo subito conoscenza tra noi ed il tempo del viaggio vola! a Ventimiglia effettuiamo il cambio con un altro treno fino a Nizza… la costa ligure è passata davanti ai nostri occhi ancora un po’ assonnati ma sempre incuriositi da ciò che ci circonda. Da Nizza finalmente il nostro convoglio giunge e si ferma a Marsiglia, dove scendiamo per un lungo e largo scalone che ci avvicina al nostro hotel: Balladin. E’ un bellll’hotel, facente parte di una catena francese.
Un attimo di riposo, iniziamo il nostro percorso per le vie di quella città: palazzi meravigliosi vedono i nostri occhi, giungiamo al porto mentre Marco ci illustra quello che vediamo, devo convenire che è un’ottima guida culturale Una miriade di persone multietniche ci affianca: molto folclore, musica, cantanti di strada, odore di mare e la città è dominata dall’alto dal Santuario di Notre Dame de la Garde che visiteremo il giorno successivo con un piccolo trenino e un freddo pungente che ci acocmpangerà!
Ma non dobbiamo scordarci la cultura “gastronomica” ed è così che la cena si svolge appunto lungo il porto in un locale happy hour, tra risate e chiacchiere.
Il giorno dopo una barca ci porta a visitare il parco marino delle Calanques: il mare è un po’ agitato, ma che importa! I nostri occhi luccicano nel vedere tanta bellezza. Eccole, queste grandi masse rocciose davanti e intorno a noi, c’è anche la fortezzxa di If, edificazione ordinata da Francesco I nel 1516 per la difesa della città e poi trasformata in carcere nel XVII secolo, dove furono incarcerati il marchese de Sade e Mirabeau e Alexandre Dumas ambientò il suo romanzo “il conte di Montecristo”.
quindi Marco ci conduce al “villaggio” Le Corbusier, spiegandoci che fu costruito apposta dopo la seconda guerra mondiale per una élite che avesse a disposizione tutto ciò che occorreva senza spostarsi fuori in città e allo stempo fosse edificato questo edificio in mezzo al verde:un piccolo paradiso!
Purtroppo giunge anche il giorno della partenza da Marsiglia, ma altre meraviglie ci attendono. Di nuovo in staz<ione con bagagli e tanta voglia di sapere.
E sempre com la nostra "amica" pioggia che ci accompagna, giungiamo nella magica Aix en Provence, una camminatina e si presenta un bell'alberghetto in stile antico ma molto kitch; subito resto affascinata, entrando, da una piccola fontana ed una pianta verde, la sala da colazione cont avolini e sedie bianche, camerette molto fresche e delicate. Veramente a mio agio!
Subito il nostro Marco ci conduce per la via principale, dove gustiamo la meraviglia delle meraviglie, le macchine fotografiche immortalano portoni di edifici, decorati balconcini in ferro battuto, fontane al centro della via… i miei occhi non sanno dove guardaere; poi un salto al mercatino dove ci si sbizzarrisce ad acquistare piccoli oggetti al profumo di lavanda… ma anche lo stomaco comincia a reclamare ed è così che gustiamo delle buonissime crepes salate…
Altro giro per curiosare una magnifica cattedrale, Saint Saveur, incontriamo anche un elegante matrimonio, ma attendiamo con pazienza la fine della cerimonia e riusciamo a vedere i bei dipinti e le sculture… il chiostro fantastico, mio marito mi fa notare che assomiglia vagamente al chiostro di Monreale a Palermo e ne convengo, con lui e con Marco.
Aix en Provence è una collezione di opere d'arte, architettura barocca, dopo Parigi e Versailles. La città ha avuto diversi periodi, dal borgo Saint Saveur a corso Mirabeu ed il distretto Mazarino. Le facciate delle case ci offrono eleganza squisita, le fontane e le vie ben preservate. Saint Saveur, dove ogni stile architettonico va dal V al DVII secolo, mentre il suddetto chiostro risale al XII secolo ed una natività di Nicolas Froment del 1476.
La voglia di sapere e la curiosità non hanno limiti e Marco è il massimo della bravura e ci accontenta in tutto… ci porta a visitare la Chiesa di Saint Jeand e Malte, altro gioiello di questo luogo, ma dobbiamo proseguire e così domenica 28 aprile ci dirigiamo un po' a malincuore verso la stazione dei pullman dove un bus ci condurrà a Nizza, tre ore tra il verde e la pioggia che bagna ogni cosa. Eccoci ad osservare ancora una volta la Promenade des Anglais, il famoso lungomare nizzardo, di fianco a noi alberghi favolosi come il Negresco. Scesi dal bus ci dirigiamo verso la grande e bella piazza dove le piastrelle del selciato formano unos trano disegno geometrico; dopo la bella fontana alcuni pilastri sorreggono delle statue, che, ci spiega Marco, la sera si illuminano: un effetto scenico fantastico.
Preso il tram andiamo a depositare le valigie, poi torniamo sui nostri passi e inoltrandoci per le viuzze che mi ricordano carrugi genovesi, ci fermiamo nei negozietti che vendono ogni sorta di articoli colorati; ora, nonostante la pioggia e qualche ombrello rotto, facciamo un piccolo allegro spuntino, poi via verso altre meraviglie, in attesa di prendere il treno, purtgroppo, del ritorno. Marco ci spiega la Basilica Cattedrale Santa Maria, Santa Reparata, giovane ragazza morta martire a Cesarea di Palestina, al tempo della persecuzione dell'Imperatore Decio (240-251). Ma tutte le cose belle prima o poi finiscono, lasciando nel cuore un pizzico di nostalgia e nel cervello una ricchezza in più, un bagaglio di cultura che con la magica bravura di Marco godino, riusciamo a comprendere.
Il lungo treno si ferma alla stazione da dove siamo partiti il 25 aprile e salutandoci ci ripromettiamo un prossimo tour, sempre guidati dalla maestria degli ottimi e simpatici accompagnatori dell'Associazione Arci Camminalento.

Grazie e a presto. Silvana Colombi.

Grazie e a presto

Silvana Colombi

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